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LA CITTA’ APPENNINICA – CAMERINO Riprogettazione oltre la ricostruzione, di Luciano Antonini

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La presentazione del libro di Daniele Salvi “La Città appenninica. Cronache dalla ricostruzione” (Il Lavoro editoriale 2025) a Camerino, avvenuta lo scorso 3 dicembre, ha offerto lo spunto per una riflessione - ad oltre nove anni dagli eventi sismici - sullo stato della ricostruzione, in particolare di Camerino, che è ben presente nel libro come esempio di città-territorio. La ricostruzione fisica, pur tra non poche difficoltà, è sicuramente partita. Nessuna persona di buon senso si aspettava una ricostruzione semplice, anche se errori ne sono stati fatti: inutile piangere su di essi, piuttosto occorre trarne lezione per accelerare il processo di ricostruzione in atto. Lo sviluppo edilizio, a volte speculativo, aveva portato Camerino, già dagli anni ’60, ad espandersi fuori delle sue mura: gli eventi sismici del 1997 e del 2016 hanno completato questo percorso ed oggi abbiamo una Città policentrica con il Sottocorte Village divenuto surrogato di quello che era tradizionalmente l’ar...

UNA CARTOLINA DA CAMERINO FUTURA

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Camerino ha il suo piano strategico. E già questa è una notizia. Nel complicato percorso della ricostruzione, avere uno strumento che aiuta a traguardare la difficile situazione presente non è affatto inutile. Nel fuoco delle tante questioni maledettamente concrete, sapere che un orizzonte nonostante tutto esiste, aiuta ad orientarsi e a immaginare un futuro. Il quotidiano mettere un mattone sopra l’altro trova così un senso, sicuramente da dibattere, modificare, condividere, ma un senso possibile. Lo sforzo compiuto dal gruppo di studio e progettazione guidato da Pippo Ciorra per conto di Unicam non era affatto semplice, tutt’altro. Avere a che fare con una città sospesa, dalla quale la vita è stata violentemente espulsa e le funzioni sono state disperse nel territorio circostante, impone l’esigenza vitale di riconfigurare un centro di gravità insieme al perimetro della nuova città che il sisma ha determinato. Si tratta di ridare densità al centro storico attraverso funzioni t...

CAMERINO, TRA PASSATO E FUTURO, CI INTERROGA

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L’appello lanciato da 13 tra studiosi e appassionati della storia e dell’arte di Camerino non va lasciato cadere nel vuoto. Essi hanno svolto un atto altamente civico, ponendo una questione di estrema serietà e urgenza, che obbliga chi di dovere ad una risposta e alla presa in carico delle ragioni fondate del loro allarme. La profondità e vastità del sisma del 2016/2017, paragonabile per i danni inferti alla città ducale a quelli del 1279 e del 1799, ha spinto tutti, inclusi i massimi responsabili incaricati del processo di ricostruzione, ad anteporre la questione della sicurezza a tutto il resto. La ricostruzione post sismica del 1997 ha avuto il pregio di limitare i crolli e di salvare le vite umane, in qualche caso anche grazie ad una buona dose di fortuna, ma non ha impedito che il livello del danno fosse elevato. Occorre ricordare il dibattito che vi fu a quel tempo sull’esigenza di contemperare sicurezza e salvaguardia delle qualità storiche e artistiche degli abitati e d...

ALL’OMBRA DI SANTA MARIA IN VIA

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Il ritorno del Rettorato dell’Università nel centro storico della città ducale rappresenta un segnale importante della volontà di ricostruire e far rivivere il luogo simbolo del sisma del 2016: Camerino. Dopo il collegio Bongiovanni, ribattezzato Next Generation , questo è il secondo passo nella riconquista della città murata, al quale ci si augura che presto ne seguano altri, capaci di dare il senso di un percorso progressivo e irreversibile. Non si tratta di fare classifiche, né possiamo dimenticare la tragedia di vite umane perse ad Accumoli, Amatrice, Arquata e Pescara del Tronto. Ma quando dico che Camerino è il luogo simbolo del terremoto dell’Appennino centrale, intendo che la sua ricostruzione rappresenta la cartina di tornasole della riuscita o meno della ricostruzione del Centro Italia. Non solo perché è più semplice ricostruire ab imis fundamentis , piuttosto che riparare una città plurimillenaria, frutto di successive stratificazioni storiche, divenuta di colpo inagib...

LE MARCHE NELLA TRASLAZIONE

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Il libro di Fernando Frezzotti “La via degli Angeli. La traslazione delle pietre della Santa Casa” (Il Lavoro editoriale 2023) non costituisce soltanto il precipitato più maturo di uno studio quasi decennale dell’autore, ma - per ampiezza e articolazione di contenuti - rappresenta un contributo originale alla storia delle Marche della prima età moderna, con cui non si può non fare i conti. La credenza popolare della “Venuta” della Santa Casa di Maria di Nazareth a Loreto nella notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294 viene messa con i piedi per terra (e per mare…) e diventa quello che fu, una grande operazione religiosa, culturale e politica, concretizzatasi nell’arco di oltre un ventennio e capace di rispondere ad una serie di esigenze di valenza strategica sotto molteplici profili. Va da sé che, se questo è stato, anche l’identità delle Marche, di quella che al tempo era la Marca Anconitana, parte dei territori della Chiesa di Roma e luogo in cui fu ospitata la principale reliquia de...

LA VIA DEGLI ANGELI

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Il prossimo 7 dicembre presenteremo un libro che è un'indagine storica ambiziosa, approfondita e circostanziata sulla traslazione della Santa Casa di Maria di Nazareth nelle Marche, a Loreto. A ridosso della data che la tradizione attribuisce alla "Venuta" tra il 9 e 10 dicembre, giorno quest'ultimo in cui la Chiesa cattolica ricorda la Vergine lauretana e la Regione Marche celebra la Giornata delle Marche, parleremo dell'evento che ha inciso profondamente sulla costruzione della nostra identità regionale, seguendo il filo dell'analisi storiografica che cerca la conferma delle proprie ipotesi nelle tracce del passato e del presente. Vi aspetto!

UNA UNIVERSITA’ IN FORMA DI CITTA’

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  Nelle ultime settimane hanno iniziato a prendere forma alcune progettualità che riguardano Camerino, la città emblema del sisma del Centro Italia, frutto di iniziative intraprese negli anni passati ed ora giunte a maturazione, grazie a diversi attori e programmi di intervento: l’ordinanza di cantierizzazione del centro storico della città ducale, traduttiva del Programma Generale di Ricostruzione, la piattaforma sui nuovi materiali Marlic, decisa nella scorsa legislatura regionale, l’accordo con il Maxxi per la qualificazione dell’area dell’ex convento di San Francesco e dell’ex-Carcere, dove già Mario Cucinella aveva ipotizzato un intervento di tipo culturale che fosse attrattore e polarizzatore della rinascita del centro storico, l’accordo con l’Agenzia del Demanio per la ricostruzione della stessa area, di cui è proprietaria, e l’avvio dei lavori del primo stralcio del Recovery Art Project alle ex-Casermette in località Torre del Parco, grazie a fondi del PNRR e del PNC si...

1545 - GLI ULTIMI GIORNI DEL RINASCIMENTO ... MARCHIGIANO

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In un bel libro pubblicato nel 2008, alla vigilia dell’esplodere della grande crisi che ha messo fine all’illusione globalista, Antonio Forcellino ha magistralmente descritto “gli ultimi giorni del Rinascimento”. L’anno è il 1545, quello in cui Tiziano, il più rinomato pittore del tempo, giunge a Roma per glorificare i Farnese con il Ritratto di Paolo III con i nipoti , nel momento in cui la famiglia più potente d’Italia è in preda ad una autentica crisi di nervi e si gioca il passaggio più delicato per la riuscita delle proprie ambizioni dinastiche. Mentore del pittore è quel Giovanni Della Casa, che dopo le licenze giovanili, letterarie e non solo, si vede sempre più costretto dallo spirito del tempo e dal ruolo di nunzio apostolico a trasformarsi nel custode della censura teatina nella città più libera del mondo allora conosciuto, Venezia. È l’anno in cui Michelangelo, reduce dalla realizzazione delle due statue per la tomba di Giulio II in San Pietro in Vincoli, tra cui l’enigm...

GARDEROBE O SALA?

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Quando l’ignoranza si sposa con l’ideologia non ce n’è per nessuno. L’esordio della campagna pubblicitaria del Ministero del Turismo per promuovere il Bel Paese all’estero, denominata “Open to meraviglia”, oltre ad essere subissata di critiche per la scelta fumettistica della Venere di Botticelli nelle vesti di turista e influencer simil Ferragni, è riuscita anche a storpiare i nomi delle città italiane. Non è stato un caso di sbadataggine o di ignoranza, ma - io credo - una cosa in qualche modo voluta. Se pensiamo, infatti, che autorevoli esponenti della maggioranza di governo e sodali di partito della Ministra Santanchè hanno dichiarato guerra alle parole straniere, le quali andrebbero rigorosamente tradotte in lingua italiana, al fine - secondo loro - di tutelare l’italico idioma, va da sé che anche le parole italiane dovrebbero essere rese nella lingua di appartenenza quando ci si rivolge a degli stranieri. Coerenza chiama coerenza, ed ecco che nella versione tedesca Brindisi è...