LA CITTA’ APPENNINICA – CAMERINO Riprogettazione oltre la ricostruzione, di Luciano Antonini
La ricostruzione fisica, pur tra non poche difficoltà, è
sicuramente partita. Nessuna persona di buon senso si aspettava una
ricostruzione semplice, anche se errori ne sono stati fatti: inutile piangere
su di essi, piuttosto occorre trarne lezione per accelerare il processo di
ricostruzione in atto.
Lo sviluppo edilizio, a volte speculativo, aveva portato
Camerino, già dagli anni ’60, ad espandersi fuori delle sue mura: gli eventi
sismici del 1997 e del 2016 hanno completato questo percorso ed oggi abbiamo
una Città policentrica con il Sottocorte Village divenuto surrogato di quello
che era tradizionalmente l’area di “shopping” e “struscio” della Città.
Pensare di tornare, al termine della ricostruzione, allo
stato precedente del sisma è ovviamente impensabile, ecco perché oltre a
ricostruire è fondamentale riprogettare.
Se focalizziamo l’attenzione sul Centro storico osserviamo
che l’Ordinanza “Camerino” ha finanziato alcune opere che sono state ritenute
prioritarie: Teatro ed edificio Comunale, Rocca del Borgia, parcheggio
meccanizzato, ex edificio Banca Marche; parallelamente Diocesi e Università
stanno procedendo alla ricostruzione del Duomo e del Palazzo ducale. Tutte
queste opere, evidenziate in verde torneranno ad avere, grosso modo, la
funzione che avevano prima del sisma. Mentre ci sono delle zone, evidenziate in
rosso, che al momento non hanno ancora una destinazione precisa, addirittura in
due casi (ex scuole Betti ed ex Tribunale) con l’Ordinanza “Camerino” si è
proceduto alla sola demolizione. Tutte queste aree non potranno riavere la
funzione che avevano prima e potrebbero restare inutilizzate e degradate, con
il rischio di deturpare il Centro Storico. Al contrario esse potrebbero essere
volano di ripartenza socio-economica.
Nel frattempo la Città è diventata un caso di studio con vari
progetti che sono stati elaborati, alcuni anche con il contributo dei
cittadini, con l’obiettivo di riprogettarla: stiamo parlando di un patrimonio
immenso che non può e non deve essere disperso.
Evidentemente la realizzazione di questi progetti richiede
tempo e soprattutto denaro: ora è compito della Politica, ma con la P
maiuscola, prendere decisioni e soprattutto dare delle priorità. L’ex polo
scolastico (scuole Betti demolite, palazzo Antinori da ristrutturare, ex liceo
Varano da ristrutturare) dovrebbe avere priorità massima: il progetto
commissionato dall’Amministrazione comunale ad UNICAM prevede, nelle ex scuole
Betti, la realizzazione di un auditorium e di una “cittadella delle arti”. L’idea
è stata accolta favorevolmente da tanti che hanno esaminato il documento e che
anzi hanno rilanciato proponendo di realizzare - allargando appunto
l’intervento anche alle citate zone attigue - un’area dedicata allo sviluppo di
start-up e per la formazione professionale. In questo modo si potrebbero
trattenere laureati della nostra università, attratti dalla prospettiva di
avere facilitazioni per creare nuove attività economiche e offrire opportunità
di riconversione e formazione artigianale al personale oggi addetto alla
ricostruzione, che potrebbe decidere di proseguire il proprio percorso di vita
e creare una famiglia in Città.
La rinascita del Centro, sia dal punto di vista culturale
attraverso i suoi tesori fatti di musei, biblioteche, archivi e palazzi
storici, sia attraverso queste aree ripensate per creare opportunità di lavoro,
è fondamentale non solo per Camerino, ma per tutto il territorio.
La storia, e anche il futuro, della Città è legata alla sua
posizione strategica, punto di incrocio delle valli del Potenza, del Chienti e
dell’alta valle dell’Esino e snodo tra la montagna, la Marca Camerinese, e le
valli, in particolare la Sinclinale Camerte; tutti territori con profondi
legami economici e culturali, oggi dotati anche di infrastrutture stradali
moderne, per non parlare poi dei collegamenti digitali che stanno avanzando.
Nel processo di ricostruzione questo fattore “immateriale” non
è stato correttamente considerato e, purtroppo, ci si è più curati del proprio
orticello che di una visione d’insieme del territorio, con conseguenti sprechi
di risorse e dilatazione dei tempi.
Ripartire dal territorio, dalle sue potenzialità
naturalistiche, cercando anche nuove opportunità economiche finalizzate a
creare occupazione e quindi residenzialità che possa bloccare il processo di
spopolamento, è l’obiettivo fondamentale. Non iniziative aleatorie, del tipo “casa
a 1 € se ti trasferisci in zona”, ma azioni strutturate e concertate tese a
presentare un territorio dove si possa coniugare qualità della vita ad
opportunità di sviluppo economico.
Abbiamo un territorio ricco e potenzialmente attrattivo, e non
lo valorizziamo a sufficienza, portati molto spesso a lamentarci di quello che
manca. In questo decennio post terremoto la sopravvivenza dei nostri territori,
e non solo di Camerino, è stata supportata dalla presenza di servizi
essenziali: Istruzione, Trasporti e Sanità.
Senza l’ospedale, peraltro dal punto di vista costruttivo il
più moderno della provincia, e la Contram che hanno garantito questi due servizi
essenziali sicuramente lo spopolamento sarebbe stato ancora più evidente; senza
tralasciare UNICAM e il sistema scolastico in generale, fondamentali in questo
periodo critico. I grandi investimenti effettuati, anche e soprattutto a causa
terremoto, per il nuovo polo scolastico e per alcune nuove strutture
universitarie (ampliamento Campus universitario, CHiP, Marlic, Stric) sono
delle opportunità che non passano tutti i giorni, non vanno sprecate e possono
contribuire in maniera determinante al rilancio socioeconomico.
In questo contesto la rinascita del Cento storico è
fondamentale; con le sue potenzialità storiche, architettoniche, culturali può
divenire l’ambasciatore di tutto il territorio e il punto di collegamento tra
le realtà della Marca e della Sinclinale.

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