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DAL MODELLO MARCHE AL CASO MARCHE

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Nell’ambito di quel “fallimento politico” che il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha più volte attribuito ai “trent’anni di governo del centrosinistra” è possibile annoverare la ricostruzione post sisma del 1997 Marche-Umbria, della quale non si ricorda alcun caso di infiltrazione della criminalità organizzata, a differenza di quanto sta emergendo in questi giorni con l’inchiesta giudiziaria della DDA di Ancona. Basterebbe questo per farsi un’idea di chi ha veramente fallito. Ma siccome “l’acqua passata non macina più”, è il caso - invece - di essere molto preoccupati per quanto sta venendo alla luce, giacché l’intera trama dei fatti che leggiamo sulla stampa potrebbe essere soltanto la punta dell'iceberg. Il che sarebbe un guaio per lo stato di salute dell’economia, dell’etica pubblica e della legalità di una regione finora al riparo dai clamori delle cronache giudiziarie ma, soprattutto, per il buon fine di partite complesse - come le ricostruzioni in atto ...

FATE QUALCOSA!

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I recenti interventi dei professori Michele Germani e Donato Iacobucci sulle colonne del “Corriere Adriatico” a proposito della creazione di un ecosistema capace di sviluppare scale-up, cioè start up ad alto potenziale innovativo e di crescita, mi offre l’occasione per un ragionamento, che mi auguro possa essere condiviso, e per avanzare una proposta. Come ha messo in evidenza da tempo Mario Draghi nel suo rapporto sulla competitività europea e più di recente nel suo libro “Competere o sparire” (Rizzoli 2026), il futuro del nostro continente è legato alla rapida presa di coscienza che “il mondo di ieri” è finito e che sulla partita delle tecnologie si gioca la possibilità per l’Europa di preservare non solo i livelli di prosperità e benessere raggiunti, ma i valori stessi su cui è stata fondata, in primo luogo la pace. Siamo in un contesto in cui la concorrenza asiatica, da un lato, e il venir meno di storiche alleanze, dall’altro, stanno mettendo a forte rischio l’economia e lo svilup...

TRE PROPOSTE E UN PIZZICO DI VOLONTA’ POLITICA

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Una realtà sulla quale si sono abbattute nel giro di due anni tre crisi industriali e rispetto alla quale non si è registrata una iniziativa regionale, né nazionale, per farvi fronte. Questa è oggi la situazione a Fabriano e nel distretto industriale fabrianese, uno dei più importanti a livello regionale e del centro Italia, e per tassi di specializzazione forse ancora uno tra i principali a livello nazionale ed europeo. Le crisi Fedrigoni, Beko ed Electrolux hanno messo in discussione 636 posti di lavoro, senza considerare l’indotto, e si sono conficcate come una lama sul corpo vivo di una città di circa 29.000 abitanti e di un territorio montano e delle aree interne. Il tutto senza che si battesse ciglio. Incapacità della “filiera” o estraneità della stessa ai destini di una città e di un territorio? Il risultato non cambia. Lavoratori e famiglie in difficoltà, piccole imprese in affanno, soggetti multinazionali liberi di decidere come meglio vogliono, istituzioni locali e forz...

TRA PAPATO E IMPERO, TRA POLITICA E CULTURA

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Il libro di Paolo Grillo, “Federico II. La guerra, le città e l’Impero” (Mondadori 2023), ha il pregio di superare il mito che intorno all’imperatore svevo si è venuto via via costruendo e di riportare il personaggio a quello che innanzitutto fu, ossia un regnante impegnato a mantenere e riaffermare il proprio potere su un’ampia parte dell’Europa con i mezzi allora in voga, in primo luogo la guerra. La guerra, appunto, questo triste ritorno. Al centro del libro vi è lo scontro senza esclusione di colpi che, sulla scia del Barbarossa, contrappose Federico II alle città comunali e all’altro potere universale, il Papato. Vengono ripercorse le vicende del conflitto quasi quindicennale (1236-1250) che si svolse nell’Italia centro-settentrionale e che lasciò una pesantissima eredità nel nostro Paese, ma anche in Germania. È possibile rintracciare in questo conflitto alcune delle ragioni che nei secoli successivi determinarono le sorti e il grado di sviluppo dei territori meridionali del ...

DMO: IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO

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                                       Con la presentazione delle linee guida per il riconoscimento delle DMO (Destination Management Organization), le politiche turistiche regionali fanno un passo sul terreno della governance. L’obiettivo è quello di promuovere l’aggregazione di istituzioni e soggetti privati su scala territoriale per gestire in maniera coordinata l’offerta turistica. Le DMO sono, appunto, le aggregazioni che dovrebbero attuare una governance orizzontale, lasciando alla Regione quella verticale, capace di “bucare” sui mercati nazionali ed esteri in raccordo con la strategia turistica del Paese. Da dopo il Covid l’Italia sta conoscendo una nuova stagione di interesse turistico a livello internazionale e di questo ha potuto giovarsi di riflesso anche la nostra regione, che resta nonostante tutto ancora periferica. In questi anni la strategia turistica della Regione Mar...

FABRIANO MUOVE - Prima adozione del Progetto di Variante Urbanistica: sostenibilità, densità, connessione

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Con l’approvazione del Progetto Preliminare di Variante parziale al Piano Regolatore Generale, l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Daniela Ghergo ha messo concretamente le basi per una revisione della programmazione urbanistica della città che risale al 1990. Un’altra epoca, quella dell’espansione urbanistica illimitata, connessa ad un’idea di sviluppo industriale anch’esso illimitato, che portava a pensare alla città dei 40.000 abitanti, in cui la fabbrica la faceva da padrone e persino le frazioni venivano dotate di aree di insediamento produttivo artigianale/industriale. Un mondo che pensava di alimentare la spesa pubblica, anch’essa concepita come illimitata, con il gettito di oneri di urbanizzazione a buon mercato e dove non arrivava la spesa pubblica ci pensava l’azione munifica del Sindaco-imprenditore. A questa impostazione, da tempo defunta, non è seguito per oltre trent’anni nulla di incisivo, se non studi, come nel caso del Documento strutturale del 2012, ...

LA ZES NON BASTA

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L’ultimo incontro della rassegna “Prospettiva Territorio”, organizzata dal Comune di Fabriano, ha messo a fuoco il tema Marche-Umbria, ragionando insieme ad autorevoli relatori sullo stato dell’economia delle due regioni, confinanti in termini geografici, omogenee dal punto di vista economico-sociale e culturale, in transizione entrambe secondo la classificazione dell’Unione Europea. Al centro della riflessione sono stati i dati presentati da Raffaele Brancati, economista, presidente di MET e della casa editrice Donzelli. L’indagine che MET conduce dal 2008, anno dell’esplosione della grande crisi, su un campione di circa 25.000 imprese sul territorio nazionale, ha riguardato nel 2025 ben 28.000 imprese dell’industria e dei servizi alla produzione. La ricerca, che si è conclusa nel febbraio 2026, prima dell’esplosione del conflitto con l’Iran, ha valutato quanto le imprese abbiano fatto propri i segnali anticipatori della competitività, vale a dire innovazione, ricerca e internazio...