L’esperienza di Borgofuturo: da Festival della Sostenibilità a Progetto Locale per la Val di Fiastra - Matteo Giacomelli, Inabita Laboratorio Territoriale

Negli ultimi anni il dibattito sulle aree interne ha riportato al centro dell’attenzione il ruolo dei piccoli centri montani e collinari nella costruzione di nuove forme di territorialità. Il libro di Daniele Salvi ‘La Città appenninica. Cronache dalla ricostruzione’ (Il Lavoro editoriale 2020) s’inserisce in questo solco dando un importante contributo di merito, riferito soprattutto alle Marche. Le aree interne non sono più considerate semplicemente come territori marginali o residuali, ma come spazi nei quali sperimentare modelli di sviluppo basati sulla cooperazione locale, sulla valorizzazione del patrimonio culturale e su nuove forme di governance territoriale.

Il progetto Qui Val di Fiastra, curato da Inabita Laboratorio Territoriale per i Comuni di Ripe San Ginesio, Loro Piceno e Colmurano nell’ambito della misura PNRR dedicata alla rigenerazione dei borghi storici, ed esteso ai Comuni di Urbisaglia, San Ginesio e Sant’Angelo in Pontano, rappresenta un esempio significativo di questa prospettiva. La strategia nasce dalla consapevolezza che i piccoli centri della vallata condividano problematiche comuni (declino demografico, riduzione dei servizi, marginalità economica e fragilità dovuta agli eventi sismici del 2016), ma possiedono allo stesso tempo un patrimonio culturale, paesaggistico e sociale di grande valore.

Più che un insieme di interventi puntuali, il Progetto Locale si configura come una strategia territoriale integrata, costruita attraverso la collaborazione tra amministrazioni locali, associazioni, imprese e cittadini. Il progetto si fonda infatti su una forte visione collaborativa, basata su un sistema di partenariati locali che coinvolge soggetti pubblici e privati nella definizione e realizzazione delle azioni.

 

Borgofuturo e la costruzione di una visione territoriale

Una delle radici principali di questa strategia è rappresentata dall’esperienza del festival Borgofuturo, nato nel 2010 come manifestazione dedicata ai temi della sostenibilità, della cultura e delle pratiche di innovazione sociale nei piccoli borghi. Nel corso degli anni il festival è divenuto punto di incontro tra comunità locali, studiosi, artisti e attivisti, contribuendo a costruire una rete di relazioni che supera i confini della vallata e si estende a livello nazionale.

Borgofuturo ha svolto un ruolo fondamentale non solo come evento culturale, ma come spazio di produzione di immaginario. Attraverso laboratori e momenti di confronto tra idee, pratiche e visioni innovative, il festival ha contribuito negli anni ad aprire nuove possibilità di interpretazione e di vita dei luoghi. In un contesto segnato dalla crisi dei modelli di sviluppo che per decenni hanno guidato lo sviluppo regionale, queste occasioni di riflessione collettiva sono fondamentali per immaginare futuri diversi per l’Appennino, mettendo al centro relazioni umane, sostenibilità ambientale e qualità della vita.

Proprio a partire dall’esperienza del Festival è stato avviato, tra il 2020 e il 2022, il processo partecipato Borgofuturo+[1], che ha coinvolto oltre cento attori locali – amministratori, associazioni, operatori culturali, imprese e cittadini – nella definizione di una serie di proposte per la rigenerazione della Val di Fiastra. Le azioni poi finanziate nel progetto Qui Val di Fiastra attraverso il Bando PNRR Borghi rappresentano in larga parte la traduzione operativa di questo percorso partecipato.

 

La cooperazione tra Comuni

Uno degli elementi più rilevanti del progetto è la scelta di lavorare a scala di vallata, superando la tradizionale frammentazione amministrativa che caratterizza molti territori delle aree interne.

I tre comuni coinvolti dal Bando PNRR Borghi, Ripe San Ginesio, Loro Piceno e Colmurano, hanno costruito una strategia condivisa che integra interventi di natura diversa: la valorizzazione del patrimonio culturale, la creazione di spazi di comunità, lo sviluppo di itinerari turistici sostenibili e il rafforzamento delle reti culturali locali[2]. Tra le iniziative più significative vi sono:

·       la creazione di una rete museale di vallata, con base all’Abbadia di Fiastra, finalizzata a coordinare la gestione e la promozione delle diverse strutture museali presenti nei tre comuni;

·       la realizzazione dell’Anello della Val di Fiastra, un cammino che connette borghi, paesaggi e attori locali lungo un itinerario pensato per un turismo lento e sostenibile;

·       la nascita di spazi multifunzionali dedicati alla formazione, alla cultura e ai servizi di comunità, tra cui l’Osservatorio del Paesaggio come punto di incontro tra ricerca e governance locale;

·       la costruzione di una narrazione territoriale condivisa, attraverso strumenti di comunicazione e storytelling che valorizzano il patrimonio materiale e immateriale della vallata.

Queste azioni mirano a rafforzare l’attrattività della Vallata non soltanto come destinazioni turistiche, ma come luoghi di vita e di produzione culturale, capaci di generare nuove opportunità economiche e sociali.

 

Il ruolo delle reti associative e la nascente cooperativa di comunità

Un elemento centrale del progetto è il ruolo delle associazioni culturali e delle organizzazioni della società civile, che hanno contribuito in maniera determinante alla definizione e all’attuazione delle attività. Proprio da questo intreccio di relazioni nasce uno degli sviluppi più significativi del progetto: la costituzione di una cooperativa di comunità nella Val di Fiastra.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di dare continuità alle collaborazioni attivate negli anni del progetto Qui Val di Fiastra, mettendo in rete cittadini, associazioni e operatori economici per sviluppare servizi condivisi e nuove opportunità di lavoro legate alla valorizzazione del territorio. In questo senso la cooperativa rappresenta un passaggio importante nel processo di costruzione di una governance territoriale più collaborativa, capace di superare individualismo e di consolidare le sinergie tra gli attori locali.

Nel loro insieme, queste esperienze restituiscono l’immagine di un territorio che prova a riorganizzarsi come sistema di paesi, nel quale le pratiche culturali diventano uno strumento per rafforzare le relazioni tra comunità, istituzioni e paesaggio. In questa prospettiva la Val di Fiastra può essere letta come un laboratorio nel quale si sperimentano forme emergenti di Città appenninica, basate sulla cooperazione tra piccoli centri e sulla costruzione di nuove reti territoriali.



[1] Per approfondimenti: Borgofuturo+. Un progetto locale per le aree interne (2022) a cura di Matteo Giacomelli e Fulvia Calcagni per Quodlibet studio. Città e paesaggio. Saggi, Macerata.

[2] Tutti gli interventi del Progetto Qui Val di Fiastra al sito https://www.quivaldifiastra.com/




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