LA CITTA’ APPENNINICA IN VAL DI FIASTRA - Presentato il libro di Daniele Salvi a San Ginesio
Molto ben riuscita
l’iniziativa di presentazione del libro di Daniele Salvi “La Città appenninica.
Cronache dalla ricostruzione” che si è tenuta giovedì scorso (5 febbraio) presso
il Ristopub Duepuntozero di Passo San Ginesio. Organizzato dai Circoli del Pd
di San Ginesio, Colmurano, Loro Piceno, Sarnano e Urbisaglia, l’incontro -
moderato da Matteo Polci del Pd di San Ginesio - ha visto una numerosa e
attenta partecipazione e la presenza di autorevoli personalità, espressione di
mondi civici e delle istituzioni.
Nell’intervista all’autore che
ha aperto l’incontro sono risuonate più volte le parole di Andrès Rodrìguez
Pose sulla “geografia del malcontento”, ovvero su quelle aree che sono rimaste
indietro e la cui traiettoria economica di lungo periodo ha segnato
progressivamente il passo. Il sistema locale della Val di Fiastra, che è parte
dell’entroterra maceratese e del cratere sismico, è interessato da queste
dinamiche con riferimento anche ai centri urbani più prossimi di Tolentino e di
Macerata, entrambi alle prese con la ridefinizione del loro ruolo di
città-territorio.
Tutto ciò in una regione, le
Marche, intrappolata in uno stallo di sviluppo, la cosiddetta “trappola dello
sviluppo intermedio” che riguarda territori regionali che non riescono a fare
il salto verso la dimensione nuova dell’economia, digitale e sostenibile, e a
confrontarsi con le aree più sviluppate del Paese e dell’Europa, pur restando
una regione con un importante apparato produttivo che la distingue dai
territori ancora in fase di sviluppo.
Questo status
regionale, che è la sostanza della “transizione” in cui le Marche sono immerse,
tanto da non aver ancora recuperato la ricchezza ante crisi del 2007, è a sua
volta il frutto di problemi strutturali dell’economia e dell’assetto
territoriale marchigiano, non ultimi gli effetti del sisma del 2016/2017, ma
anche del declassamento che l’Italia ha subito come conseguenza della crisi del
2009-2012. Il Covid e la chiusura commerciale del fronte est europeo, a seguito
del conflitto russo-ucraino, hanno reso ancora più complicata la ripresa delle
Marche, che negli ultimi dodici anni hanno faticato molto a riconquistare
terreno tra le regioni italiane, attestandosi sulla linea mediana nazionale e
perdendo la caratteristica di regione piccola, ma performante dal punto di
vista economico e sociale.
Il processo di
periferizzazione delle Aree interne, di cui la Val di Fiastra fa parte, è
quindi continuato come attestato dalla classificazione SNAI del 2020 e i
problemi lasciati dal sisma stanno trovando soluzione con la ricostruzione e
l’attuazione del Programma Next Appennino, ma in un quadro molto complesso in
cui al nodo demografico si sommano problemi di governance territoriale e
di politiche di sviluppo a lungo termine. La prossima fine del PNRR, infatti,
rischia di lasciare sul tappeto problemi di sostenibilità degli investimenti
fatti e una stretta finanziaria di difficile gestione per gli Enti locali, in
particolare per i tanti Comuni pulviscolo di questa come di altre aree.
Ecco, dunque, emergere
l’importanza di politiche di sviluppo territoriale strutturate e non episodiche,
a differenza di quanto sta avvenendo a livello nazionale con la diatriba sulla
classificazione dei Comuni montani, la mancata estensione a tutto il territorio
italiano della Strategia nazionale delle Aree interne, il definanziamento della
legge sui Piccoli Comuni, il mancato scorrimento della graduatoria PNRR sulle
Green Communities, e via dicendo. Mentre a livello regionale, si pensa di
correggere la Carta degli aiuti regionali per estendere a tutto il territorio
le misure della Zona Economica Speciale (ZES) che invece dovrebbero aiutare a
ridurre le disuguaglianze intraregionali tra nord e sud della regione e tra
costa ed entroterra, e a recuperare i deficit delle aree di crisi industriale
complessa come quelle del fermano-maceratese, del fabrianese e del piceno.
Stessa cosa sta avvenendo a
livello della Struttura commissariale per la ricostruzione, con interventi sempre
più discrezionali e propagandistici, senza un’adeguata programmazione, e con il
Programma Next Appennino che ha subito numerosi cambiamenti e non è stato
rifinanziato, nonostante il grande successo di domande presentate.
Questa cornice di riflessione
assegna, quindi, nuovi compiti alle forze democratiche e progressiste, e cioè quelli
di “recuperare la fiducia delle periferie geografiche e sociali”, “agendo sulle
cause reali del malcontento”, per sconfiggere le forze di destra che hanno
cavalcato i problemi senza dare risposte e per garantire “la tenuta democratica
a lungo termine”. Compiti su cui occorre concentrarsi.
L’iniziativa, poi, ha dato
voce a diverse realtà che operano con successo sul territorio; dai giovani
impegnati nella rigenerazione culturale della Val di Fiastra con il Festival “Borgo
Futuro” e il progetto “Inabita”, finanziato dalla la linea B del PNRR per la
valorizzazione dei borghi, su cui ha parlato Matteo Giacomelli, all’esperienza
di Anfass Sibillini con il progetto “La Casa nel Cuore” finanziato dal
Programma Next Appennino, esposto da Cinzia Antognozzi; dall’impegno del
sindacato verso i pensionati e gli anziani, di cui ha relazionato Romina
Maccari della CGIL, alla necessità di puntare sulle realtà imprenditoriali
private del settore se si vuol coprire quel 20% di aree su cui i piani BUL o
Italia a 1 Giga non riescono ad arrivare, impedendo così il “digital divide di
ritorno”, come lo ha definito Sara Servili Ceo di Fidoka.
Infine, la parola alle
istituzioni e alla politica, con gli interventi del Sindaco di Colmurano Mirco
Mari, che ha parlato dell’importanza per i Comuni di lavorare insieme sulla
base di coalizioni progettuali e aree territoriali omogenee; dell’ex
consigliere regionale Romano Carancini, che ha posto in relazione le
problematiche delle aree interne con quell’Italia di mezzo, che non è metropoli
né area periferica, come ad esempio il capoluogo Macerata e il suo sistema
locale, che devono fare da sponda attiva verso le aree interne del territorio;
e dell’On. Irene Manzi, che in collegamento da Roma ha toccato i temi
principali del libro parlando di dimensionamento scolastico, del dopo PNRR,
della necessità di una visione territoriale e del ruolo della politica
democratica in una regione alle prese con una identità da rinnovare.

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