FABRIANO MUOVE - Prima adozione del Progetto di Variante Urbanistica: sostenibilità, densità, connessione



Con l’approvazione del Progetto Preliminare di Variante parziale al Piano Regolatore Generale, l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Daniela Ghergo ha messo concretamente le basi per una revisione della programmazione urbanistica della città che risale al 1990.

Un’altra epoca, quella dell’espansione urbanistica illimitata, connessa ad un’idea di sviluppo industriale anch’esso illimitato, che portava a pensare alla città dei 40.000 abitanti, in cui la fabbrica la faceva da padrone e persino le frazioni venivano dotate di aree di insediamento produttivo artigianale/industriale.

Un mondo che pensava di alimentare la spesa pubblica, anch’essa concepita come illimitata, con il gettito di oneri di urbanizzazione a buon mercato e dove non arrivava la spesa pubblica ci pensava l’azione munifica del Sindaco-imprenditore.

A questa impostazione, da tempo defunta, non è seguito per oltre trent’anni nulla di incisivo, se non studi, come nel caso del Documento strutturale del 2012, o piani, come nel caso del PUMS, senza efficacia applicativa automatica.

L’Amministrazione Ghergo fa un passo concreto, a dispetto di chi la taccia di scarsa visione o di stare chiusa nel palazzo. E lo fa esercitando i poteri propri dell’ente che guida, la programmazione urbanistica, e soprattutto mettendo in campo una nuova prospettiva di città in linea con la nuova legge urbanistica regionale (n. 19 del 2023).

Infatti, dopo la redazione della Proposta Tecnica Preliminare di Variante, approvata dal Consiglio comunale con Delibera 33 del 2025, è iniziata la complessa procedura fatta di numerosi passaggi tecnici, tra cui la prima CeVI (Conferenza di copianificazione e Valutazione Interistituzionale) che ha occupato i mesi da gennaio ad aprile 2026 con richieste di integrazioni e conclusasi positivamente con una serie di prescrizioni.

Ora, il Consiglio comunale del 16 giugno scorso ha adottato il Progetto Preliminare di Variante, che ha recepito gli esiti della CeVI, per cui decorreranno i 60 giorni previsti per le osservazioni (scadenza 23 agosto), le quali saranno vagliate da una seconda Conferenza, per giungere poi all’approvazione definitiva del Progetto di Variante in Consiglio comunale e alla sua pubblicazione. A cavallo dell’anno, quindi, l’iter potrebbe essere concluso e la Variante diventare effettiva ed efficace.

Ma che cosa prevede nella sostanza il Progetto? Tre sono gli obiettivi principali: 1) la revisione delle aree industriali; 2) la ri-pianificazione delle aree ex Quadrilatero; 3) la nuova area produttiva. Il tutto in linea con la Strategia regionale di sviluppo sostenibile che prevede il miglioramento dell’uso del suolo, della qualità dell’aria e il sostegno alle filiere locali.

Più nello specifico vengono riclassificate in aree agricole le aree produttive localizzate nelle frazioni del Comune, spesso in zone paesaggisticamente pregiate, le cui previsioni urbanistiche non sono state attuate, né tantomeno utilizzate. Tutti ricordano le proposte di insediamento in queste aree di impianti di energia rinnovabile impattanti su cui le popolazioni delle frazioni hanno espresso forte contrarietà. Con la recente approvazione in Consiglio delle clausole di salvaguardia che corredano il Progetto Preliminare di Variante, questi tentativi, a volte di carattere speculativo, sono ora di fatto impediti.

Le frazioni interessate dalla riclassificazione sono: San Giovanni, San Donato, Cancelli, Cacciano, Serradica, Campodonico, Argignano. La riclassificazione tiene anche conto dei limiti idrogeologici di alcune di queste aree, importanti da un punto di vista paesaggistico, ma anche inadatte orograficamente o a rischio dissesto idrogeologico.

Per quanto riguarda, invece, le aree ex Quadrilatero, che nel disegno iniziale del Piano di Area Vasta (PAV) prevedeva delle aree leader per la realizzazione di una Piastra logistica e di un Incubatore d’impresa, progetti di cui non si è vista traccia, come in generale per tutto quanto previsto a suo tempo dal PAV, la ri-pianificazione inclusa nel Progetto di Variante è non solo d’obbligo, in quanto in queste aree è decaduto nel frattempo il vincolo di esproprio, ma determina le necessarie compatibilità con il passaggio della strada Pedemontana Fabriano-Sassoferrato, tratto Fabriano est-Fabriano ovest, di cui recentemente è stato approvato il progetto definitivo. Ci si augura che ora ANAS proceda celermente con l’appalto integrato delle opere relative.

Poi, viene individuata una nuova area produttiva strategica nella zona dell’uscita Fabriano est della SS/76, adiacente all’attuale Piano per gli Insediamenti Produttivi di Campo dell’Olmo, coerente con l’area a maggiore sviluppo industriale e con le connessioni viarie, infrastrutturali e logistiche presenti e future.

Gli effetti di queste scelte sono evidenti e valutabili: su una superficie totale interessata dal Progetto di Variante di 123,35 ha, oltre 79 vengono riconvertiti a destinazione agricola, restituendoli al loro uso naturale, il resto viene destinato sostanzialmente alla produzione, ma realizzando una operazione di riduzione della frammentazione, di concentrazione funzionale, in termini di pianificazione territoriale, di servizi e logistica, e di ricucitura del tessuto urbanistico con quello infrastrutturale e ambientale. Quindi, si riduce il consumo di suolo, si tutela il paesaggio, si mette in sicurezza il territorio, e al contempo si crea un polo specializzato e servito per la produzione secondo un disegno coerente. Si creano nuovi spazi per la produzione agricola di qualità, si tutela il territorio rurale, si mettono a disposizione nuovi spazi attrattivi per investimenti, come richiesto anche dalla Zona economica speciale (ZES), e si dà coerenza al valore immobiliare secondo la vocazione specifica delle rispettive aree.

Ora la parola passa ai cittadini, singoli e organizzati, agli ordini professionali, alle categorie, alle forze sociali e alle rappresentanze della società civile. L’Amministrazione comunale ha messo in campo una proposta valida, perché risponde non solo a problematiche che si sono manifestate, ma più in generale ad una visione del futuro di una città che vuol rinnovare la propria identità produttiva, manifatturiera e industriale, ma vuol anche valorizzare l’ambiente, il paesaggio rurale, lo sviluppo agricolo di qualità e le produzioni enogastronomiche. Le parole chiave sono sostenibilità, densità e connessione, per rafforzare sia le filiere lunghe che le reti corte e di prossimità. Da questo tassello finalmente concreto e a portata di mano, potrà discendere un ragionamento più ampio sulla Fabriano del 2050 che merita indubbiamente un Piano Urbanistico Generale (PUG) di nuova generazione.

 

 


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