L’annuncio del licenziamento di 195 lavoratori da parte del Gruppo Fedrigoni e le incertezze che aleggiano sul settore dell’elettrodomestico hanno rilanciato la necessità di individuare strumenti di facilitazione e attrazione di investimenti per l’area del cratere sismico, per l’entroterra regionale e per le stesse Marche. Lo status di regione in transizione che le Marche condividono con l’Umbria renderebbe entrambe le regioni idonee ad ospitare una Zona Economica Speciale (ZES) o una Zona Logistica Semplificata (ZLS) e il tema è tornato in tutti i documenti istituzionali che stanno accompagnando la vertenza del distretto fabrianese e che sono stati inviati al Governo. Le prossime riunioni convocate al Ministero del Made in Italy, il 4 novembre per la vertenza Giano 1264 e il 7 dello stesso mese per la situazione degli stabilimenti italiani Beko, rappresentano delle occasioni per mettere sul tavolo non solo gli aspetti occupazionali e industriali, m...
Passati gli anniversari e le (auto)celebrazioni ad otto anni dal sisma del 2016 è tempo di una operazione verità. Non per fare polemica, ma per evitare di essere sommersi dalla propaganda, e dunque per amore di verità. Il quadro più generale sta cambiando e per le aree interne e quelle del cratere sismico del centro Italia le cose rischiano di peggiorare. Se nel 2016, in un’Europa che a fatica si discostava dalle politiche di austherity , il tema era la periferizzazione dell’Italia e ancor più delle sue aree interne rispetto al cuore manifatturiero tedesco-orientale che trainava il continente, oggi – come ci ha ricordato Mario Draghi presentando il suo rapporto sulla competitività europea – è l’Europa tutta ad essere di fronte ad un bivio: o si rilancia o declina. Ho sentito dire in questi giorni che l’Europa non ha una politica per la montagna: parzialmente vero, non solo perché basterebbe ricordare le Convenzioni delle Alpi o dei Carpazi, ma perché essa in realtà delega il tema d...
Nonostante le ferite e le contraddizioni che vive, l’entroterra marchigiano continua a far parlare di sé. Alcuni eventi di questi ultimi giorni ne hanno mostrato le difficoltà insieme alla vitalità. Lo sciopero generale dello scorso 29 novembre a Fabriano e la pronuncia del Papa all’Angelus dell’8 dicembre sono stati due momenti di forte solidarietà con i lavoratori che a Fabriano come a Comunanza stanno difendendo il lavoro e la prospettiva industriale dei rispettivi territori e più in generale delle Marche. Le Marche, appunto, una regione affetta da quella che Antonio Calabrò ha definito una “dissonanza cognitiva”, ossia lo scarto tra il fatto che l’Italia è la seconda manifattura d’Europa e la percezione diffusa che la sua ricchezza derivi dal turismo. Le crisi di Fedrigoni e Beko, che minacciano di lasciare sul campo centinaia di posti di lavoro nelle aree più fragili della regione, hanno avuto - almeno spero - l’effetto di risvegliarle dal sonno dogmatico in cui sono cadute. ...
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