Nelle ultime settimane Daniele Salvi ha presentato il suo interessante libro "La Città appenninica. Cronache dalla ricostruzione " (Il Lavoro editoriale 2025) a Matelica e poi a Camerino , una raccolta di interventi scritti dall'autore sul futuro delle cosiddette “aree interne” . Questo libro mi ha stimolato delle riflessioni sulla mia generazione e sulla necessità di farci sentire, anche perch é la politica che si occupa di noi e del nostro futuro spesso non ci ascolta. Queste mie parole, quindi, sono frutto proprio di quelle riflessioni che vorrei condividere, senza l'arroganza di pensare che siano tutte giuste e che le soluzioni proposte siano le uniche possibili, ma con la viva speranza di pungolare qualche animo più sensibile e di aprire così un sincero dibattito. Troppo spesso e da troppo tempo ci si interroga – con poche reali soluzioni – su quale sia il futuro per le nostre aree interne. E la parola “ futuro ” fa chiaramente rima con “ giovani”. ...
La proposta di aggregazione delle quattro Università marchigiane, rilanciata ultimamente dal “Corriere Adriatico”, è come un fiume carsico che ogni tanto riemerge. Nulla di nuovo, se non fosse che oggi appare rafforzata da alcuni elementi. Il primo è il calo demografico che riduce la popolazione scolastica e di conseguenza quella universitaria. L’Italia resta, però, il paese europeo che sforna il minor numero di laureati, di cui una buona percentuale emigra, e se molte famiglie potessero avere una condizione di vita migliore, sicuramente sarebbero di più i giovani iscritti ai nostri atenei. Margini di miglioramento, da questo punto di vista, non mancano. Il secondo è la prossima fine del PNRR, che lascia intravvedere una nuova fase di vacche magre con risorse importanti che vengono dirottate dal sistema del welfare alle spese per la difesa. Questa nuova fase sui territori viene interpretata con la necessità di razionalizzare ovunque sia possibile, il cui obiettivo di fondo è pretta...
L’esito delle elezioni regionali marchigiane ha sorpreso per la nettezza del verdetto. Gli otto punti percentuali tra i due principali sfidanti in una regione la cui storia è legata alle culture politiche di centrosinistra hanno rappresentato un dato superiore alle previsioni e alle stesse aspettative degli schieramenti in campo. Si consolida quella che nel 2020 era apparsa come una protesta che aveva cavalcato gli effetti della “tempesta perfetta” che aveva investito le Marche (grande crisi, sisma e Covid) e che nell’arco di cinque anni di governo non ha certo brillato, ma si è progressivamente rafforzata, sfruttando un quadro politico nazionale e internazionale che ha visto affermarsi partiti e movimenti di destra. La nascita nel 2022 del Governo Meloni ha rappresentato indubbiamente una stampella di non poco conto per un governo regionale che - tra l’altro - ha potuto gestire, non senza trarne beneficio in termini di consenso, risorse ingenti e inedite nella storia del Paese e d...
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